La storia di un ritorno che guarda al futuro. T5 riparte dalle Marche con Filippo Luna di nuovo alla guida dell’azienda
Quattro anni in una multinazionale svedese, una visione del mercato energetico ampliata su scala europea. Oggi Filippo torna alla guida di T5. Dal luglio 2026 è di nuovo amministratore e titolare dell’azienda termoidraulica marchigiana che ha guidato per dodici anni. Un ritorno che segna l’avvio di una nuova fase per uno dei riferimenti del settore impiantistico nel territorio.
UNA CARRIERA COSTRUITA DAL BASSO
La storia professionale di Filippo inizia prima ancora della laurea. A quattordici anni lavora come installatore termoidraulico, parallelamente agli studi. Un’esperienza che considera a tutti gli effetti formativa quanto l’università. Dopo la laurea in ingegneria meccanica arriva la progettazione termotecnica, con progetti HVAC complessi in ambito industriale e residenziale. Una visione completa della filiera, costruita dall’interno. Nel 2010 assume la guida di T5, l’azienda fondata dal padre, Giuliano, dal garage di casa. In dodici anni la realtà cresce in modo significativo – da 14 a oltre 80 dipendenti, da 1,4 a 9 milioni di euro di fatturato – fino a completare la fusione con la Panzini. A fine 2022 entra nel gruppo AIRA, multinazionale svedese leader nel settore delle pompe di calore. Un’operazione che Filippo segue e definisce in prima persona.
L’ESPERIENZA INTERNAZIONALE
Da fine 2022 ricopre il ruolo di Director Service Operation per AIRA Italia, costruendo da zero un team di oltre 200 persone e aprendo cinque hub sul territorio nazionale. Successivamente assume la carica di CEO di AIRA Italia, fino al luglio 2026. Il 30 Luglio completa il buyback della T5 e torna alla guida della stessa azienda. Un percorso con un senso ben preciso. «T5 per me non è mai stata semplicemente un’azienda. È un pezzo importante della mia vita professionale e personale. Quando abbiamo deciso di entrare in AIRA, lo abbiamo fatto perché credevamo che per affrontare la transizione energetica servissero dimensione, capitale e competenze nuove. Da lì è iniziata per me un’esperienza straordinaria: ho avuto l’opportunità di costruire AIRA Italia praticamente da zero, di lavorare in un contesto internazionale e di confrontarmi con persone e organizzazioni di altissimo livello. Ad un certo punto, però, ho sentito che era arrivato il momento di tornare. Il Team della T5 stessa me lo ha chiesto. E dopo alcuni mesi in cui abbiamo lavorato al buyback, eccoci qua. Porto con me quattro anni di esperienza che mi hanno insegnato moltissimo su organizzazione, persone, processi, tecnologia e soprattutto su quanto sia importante mettere davvero il cliente al centro. Non vedo il mio ritorno come un passo indietro. Al contrario: voglio riportare tutto quello che ho imparato dentro T5 e aprire un nuovo capitolo della sua storia.»
UNA DISTANZA DA RECUPERARE
Negli anni della crescita e dell’integrazione in una realtà molto più grande e strutturata, qualche inevitabile riflesso nelle dinamiche gestionali c’è stato, per alcuni clienti storici di T5 il cambiamento è stato percepito come un allontanamento. «Su questo – puntualizza Filippo – dobbiamo essere molto sinceri. Crescendo e diventando parte di un gruppo internazionale, in alcuni momenti T5 si è allontanata da ciò che storicamente l’aveva resa forte: la vicinanza alle persone e ai clienti. Non mi interessa cercare giustificazioni. Mi interessa recuperare quella vicinanza. Per me “tornare vicini” significa una cosa molto concreta: essere raggiungibili, ascoltare, dare risposte, prenderci responsabilità e seguire un cliente anche dopo che il lavoro è terminato. La tecnologia deve aiutarci a farlo meglio, non a creare distanza. E la crescita deve permetterci di offrire più competenze e servizi, senza perdere il rapporto umano. Vorrei che un cliente T5 tornasse a pensare: “So chi chiamare.” Questa, per me, è la misura più semplice della fiducia.»
LA VISIONE PER IL FUTURO
L’obiettivo dichiarato non è la crescita dimensionale a ogni costo. «Vorrei che T5 diventasse un punto di riferimento del territorio per tutto ciò che riguarda il comfort, l’energia e gli impianti. Non necessariamente l’azienda più grande. Voglio che sia quella di cui ci si fida. Abbiamo competenze costruite in tanti anni, persone che conoscono questo mestiere, clienti storici e radici profonde nel territorio. A tutto questo voglio aggiungere ciò che abbiamo imparato negli ultimi anni, più organizzazione, più tecnologia, più attenzione ai numeri e una cultura ancora più forte del servizio.»
Ma c’è un’ambizione più ampia, che va oltre i confini aziendali. «Credo che nel nostro settore ci siano tantissimi piccoli imprenditori e installatori eccellenti che nei prossimi anni avranno difficoltà a crescere, investire o affrontare da soli il ricambio generazionale. Mi piacerebbe che T5 potesse diventare anche una casa per queste realtà, un luogo capace di aggregarle, valorizzarle e farle crescere senza perdere la loro identità. Se riusciremo a farlo, avremo costruito qualcosa che parte dalle Marche, ma che un giorno potrà essere replicato anche altrove. Quindi sì, – conclude Filippo – siamo tornati. Ma non per tornare indietro.»
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